OMINI, SCATOLE E SIGNIFICATI

di Damiano Meo

Un omino è sdraiato per terra. Abbandonato tra le scarpe dei passanti. Lei lo solleva, lo mette seduto, quasi a riprendere le forze. Un altro fa fatica a scalare la piramide di scatole. E lei lo aiuta a salire verso la sua meta e poi gli allarga le braccia per invitarlo ad esultare. Quell’ omino ce l’ha fatta, ha raggiunto il suo obiettivo nella scalata delle scatole vuote: riprende fiato e poi forse continuerà a scalare. La mano che aiuta gli omini è una mano di donna.

Sta in silenzio, quasi rapita. Aiuta le sue figure di carta pesta, in un’istallazione all’entrata di una scuola. Quel luogo di passaggio, quel luogo di transizione. Quasi come l’adolescenza, dove chi non trova un significato non riesce a salire sul gradino successivo. Tiziana Bramati è una donna che cerca di suggerire un significato agli omini di cui si prende cura, siano essi di carta o di carne. Lei si prende cura. Perché una delle innumerevoli sfumature dell’arte è l’armonia. E l’armonia non è altro che un equilibrio precario tra materia e pensiero.

La Bramati manipola la materia, affezionandosi: riempendola di pensiero e di significato. Riempendo il vuoto di un oggetto con l’impalpabilità di un intento. E poi lo colora con le tinte schiumanti che i suoi occhi captano tutt’attorno. Sono forse le tinte degli umori e forse delle magliette dei teenagers. Sono le sfumature delle parole non dette. Sono le linee e le forme della scoperta adolescenziale. Sono le forme di donna. Sono le forme di mamma. Sono le forme di mondo. Sono la risoluzione dei conflitti. Sono il passaggio. Sono la transizione. Sono. E questo penso che basti. Perché “essere” significa riformularsi. E Tiziana Bramati riformula gli oggetti.

Tiziana Bramati rielabora gli oggetti. Tiziana Bramati li ricicla. Tiziana Bramati li riavvalora. Tiziana Bramati li educa ad un nuovo significato. Credo che ci sia nella Bramati l’interdipendenza di “educare l’arte” e “educare all’arte”. Educare l’arte ha il significato di sviluppare pensiero ecologico, riutilizzando la materia, non sprecandola. Educare all’arte invece significa educare al bello, alla rimodulazione del bello, alla ricerca del bello e al dinamismo del bello. Quel bello non effimero, ma profumato di significato. Significato non solo etimologico, ma esistenziale. Quell’esistenziale non duraturo, ma precario. Precario come un equilibrio. Come un quadro retto da un chiodo, che ha la possibilità di oscillare, tenendosi stretto ad un punto. E qualora venisse meno il chiodo, rimarrebbe comunque la bellezza. Da riappendere ad un nuovo chiodo, per ispirare la contemplazione. La bellezza è misticismo. E c’è chi sostiene che essa educherà il mondo. L’educherà a farsi meno male, a volersi bene: ad unirsi in un accordo di differenze complementari come colori su tela, come sfumature di un’alba e come mare che lambisce la terra, in una carezza primitiva e sublime.

L’arte è una carezza, la magnifica carezza che si gode nel silenzio. Nell’intimità di se stessi, togliendo le catene alle proprie emozioni e permettendo loro di scorrazzare come mandrie di cavalli selvatici tra vibrazioni vive.

Finalborgo, una sorpresa dietro ogni angolo …

di Pino di Tacco

Quale luogo è più accogliente di Finalborgo? In quale luogo ci si sente a casa, tra visi e voci conosciute o che diventano familiari sol perché si incontrano qui? In pochi altri luoghi piazze e piazzette sono come un salotto ed è assente il traffico, per le viuzze si può sentire il profumo di cibo, le voci dei bimbi che giocano, le televisioni degli inquilini del primo piano, o le coinvolgenti chiacchere dei tavolini dei locali pubblici? Però esiste anche un Borgo parallelo, anzi più di uno, cioè di quelle zone che sono poco ancora conosciute, senza locali pubblici, ricche anche esse di bellezze ma non troppo frequentate. Sono scorci bellissimi, angoli arricchiti di fiori, portali sontuosi e palazzi che spesso nascondono senza troppo pudore l’antica importanza con un velato Sono i miei momenti preferiti, spesso serali, nei quali bighellono senza meta, dopo avere gustato l’ennesimo ma ultimo caffè del giorno, e mi diverto a scoprire quanto di bello c’è ancora qui da Quella sera tutto mi sembrava magico, anche l’Amico Gino, che fissava con intenso amore una pietra squadrata, che appariva sotto un intonaco scrostato. Egli ama veramente questo luogo, e come un innamorato lo “studia” da tutte le angolazioni; a volte penso che cerchi di comunicare con il Genius Loci di Finalborgo, e credo che ci riesca. Svolto allora in punta di piedi, per non rovinargli la magia, quando i miei occhi cadono su una targa di terracotta, murata di lato ad un portone, illuminata da uno spiffero di luce che esce dalla porta socchiusa. “Galleria d’Arte Bramati”, recita la targa. Capperi! Hanno messo una galleria d’arte nuova, qui a Finalborgo? Oppure c’è sempre stata e non l’ho mai notata? Come mi succedeva da bambino quando rubavo la marmellata, e mia madre mi prendeva in castagna, anche la mia curiosità di guardare dallo spiffero della porta si blocca quando questa si spalanca di colpo, e vengo accolto da un sorriso cordiale. – Buonasera, benvenuto, venga si accomodi …- E’ proprio l’artista Tiziana Bramati che mi accoglie, e mi fa sentire tanto a mio agio che non devo inventare neanche scuse per giustificare l’indiscreto spionaggio. Subito accorso al suono delle voci, il marito Pino, sornione e simpatico, a discapito di quelle sopracciglie così nere, sembra felice e divertito da me catturato e trascinato dentro. La cordialità e la simpatia degli anfitrioni è tale da farmeli sembrare già vecchi amici, e l’atmosfera così creata quasi non mi fa apprezzare una casa che è veramente una galleria d’arte. In ogni stanza, in ogni parete, non mancano quadri, sculture, mobili vecchi reinterpretati, oggetti artistici lavorati con ogni tecnica. Pazienza, tornerò a guardarli con calma; questa sera voglio dapprima godermi la magia dell’incontro, voglio godermi l’ennesimo caffè (il primo dopo l’ultimo), dividendolo anche con Gino, che nel frattempo si è unito a Noi e che (ti pareva), già conosceva questo luogo e queste persone, come tutti i segreti del Borgo.

Eh si, nel Borgo c’è una sorpresa dietro ogni angolo… A mia volta invito anche voi, turisti o residenti, a passeggiare nel reticolo di viuzze, quelle meno frequentate, osservando, riflettendo, tralasciando i palazzi ed i monumenti famosi, già noti e celebrati, per andare alla ricerca delle piccole curiosità che, come avete visto, non mancano. Questo invito non vale per Gino, che forse è proprio lui, il Genius Loci, reincarnato, del Borgo!